Metafora del determinismo parte 4° (stavolta su main thread!!! siete felici vero?)

postato il 28 dic 2010 in Main thread
da Vobby

Mi è stato fatto notare poco tempo fa che le mie argomentazioni precedentemente addotte a sostegno del determinismo sono, nella quasi totalità, superflue.

Affermare che le scelte sono necessarie in quanto risultanti da una determinata combinazione di umore, carattere, cultura ecc. dalla quale,in un dato momento, può scaturire un solo effetto è vero, ma il rasoio di Ockham ci suggerisce di cercare una proposizione più breve e semplice: le scelte sono necessarie perchè sarebbe contraddittorio pensare di operarne di diverse, per il principio di non contraddizione.

Mi sembra piuttosto convincente: io sono chiaramente uguale a me stesso. Se una caratteristica di quel me stesso è proprio lo stare operando una scelta, sarebbe contraddittorio affermare che me stesso potrebbe non operarla.

Credo che questo sia il post più breve che abbia mai scritto, il che è coerente con ciò che ho detto all’inizio, sono soddisfatto.

Metafora del determinismo parte 3°

postato il 5 nov 2010 in Cazzi e mazzi personali
da Vobby

Ho scritto di getto questo post più o meno a metà agosto in Bretagna. Forse avrei qualche cosetta da cambiarci, non so, ma preferisco proporvelo così com’è nato.

E’ necessario un chiarimento: io credo nell’esistenza della libertà. Per discutere di essa dobbiamo, però, metterci d’accordo con la sua definizione.

Il maggior teorico del determinismo, Spinoza, lasciava spazio nel suo sistema a un essere libero: Dio.
“Dio è libero nella misura in cui il suo agire non è determinato da null’altro che da se stesso”. Cioè, l’agire di Dio, che in termini spinoziani corrisponde al corso degli + (crux disperationis, non capisco la mia scrittura. Ci sarà scritto “eventi”?) di tutto l’universo, è certamente necessario, eppure autonomo, perchè non c’è niente se non le leggi che regolano l’universo ,cioè Dio, a muovere l’universo, cioè ancora Dio. Questo darà la possibilità a Schelling di teorizzare l’identità di idealismo e realismo nell’assoluto.

Ora, l’uomo. A mio parere, fra l’essere che è tutta la sostanza, e uno che ne occupa un minuscolo pezzetto, esiste una differenza quantitativa, e non qualitativa, allo stesso modo di come non c’è differenza qualitativa fra un sasso e la montagna, una cellula e un tapiro, una buccia e una banana.
Quindi, se la libertà di Dio  sta nell’autonomia necessaria, quella dell’uomo può essere identica (se non maggiore: l’uomo ignora le conseguenze delle sue azioni, e questo accresce la sensazione di libertà).

Io concepisco la libertà come possibilità di fare ciò che si vuole. Libertà come potenza. Il mio “determinismo” sta nel considerare “ciò che si vuole” come necessariamente causato, ma la libertà di agire di conseguenza non mi è negata da ciò.
L’uomo che ha avuto, per esempio, un’educazione di sinistra e vuole votare per un partito operaio, non può farlo sotto una dittatura militare fascista, quindi saremo tutti d’accordo nel considerarlo non libero. L’uomo che invece può votare per il partito che preferisce può farlo in una buona democrazia parlamentare, quindi è libero di agire ANCHE SE il suo voto è determinato dalla sua educazione.

L’educazione qui assume un ruolo fondamentale: essa ha il ruolo di forgiare uomini che possono essere interamente liberi senza nuocere al prossimo.
Prima di dire cose tipo “l’uomo è per natura violento ed egoista” (ci si legga il capitolo di OP intitolato Justice Will Prevail!*) ci si pensi bene, perchè se si sottovaluta l’importanza dell’educazione, non si considerano le differenze assurde fra un uomo nato in Italia e un nato in Corea del Nord, nè la distanza che separa Einstein da un cavernicolo, ma anche semplicemente il filantropo e il misantropo.

Dire che l’uomo è una corda tesa fra una bestia e l’oltreuomo, ma anche fra una fiera e un angelo, è proprio vero (facoltativo: vi sentite più simili a madre Teresa di Calcutta o a un truzzo? Dura eh?), l’educazione serve a forgiare individui che preferiscano “l’angelità” alla bestialità, e la libertà in questo caso consiste nella possibilità di realizzare questa propensione.

*”Children who have never seen peace, and children who have never seen war, have different values. Pirates are evil? Marines are righteous? Justice will prevail?!? Sure! Whoever wins this battle , will become justice!”

Metafora del determinismo 2°parte

postato il 24 lug 2010 in Cazzi e mazzi personali
da Vobby

Inizio col dire che trovo molto triste e poco intelligente il principio, spesso usato nelle scienze, secondo il quale se un concetto, un’idea, una scoperta sono inutili allora è come se non esistessero, perchè assumere questo principio significa condannare la ricerca all’utilitarismo e al mercato, oltre a renderla decisamente miope: da una scoperta inservibile in un certo periodo storico possono derivare mille utilizzi futuri (ad esempio, nessun antico romano aveva idea di quanto potesse essere utile sapere che quel puzzolente olio nerastro fosse infiammabile). Allo stesso modo la dimostrazione di una teoria può servire come premessa alla trattazione di temi etici, morali e sociali; questo infatti accade in due opere di una certa importanza: l’Etica di Spinoza e Armi, acciaio e malattie di Diamond.

L’Etica è un libro sull’etica (si? sei sicuro? ma dai!). Eppure, dei cinque libri che lo compongono, il primo, Su Dio, è un trattato di metafisica, il secondo, Sulla mente, è un trattato di teoria della conoscenza. Questi due libri trattano argomenti come la sostanza, il tempo, la logica, il principio di causa ed effetto, e costituiscono la premessa necessaria agli altri tre. Nell’opera è argomentato il determinismo spinoziano. Esso consiste nell’equiparare le premesse e le conseguenze logiche ai concetti di causa ed effetto; ossia Spinoza risolve interamente la necessità causale con la necessità logica: se x può interamente essere spiegato da y, allora y è causa di x, e x segue da y in modo logicamente necessario, ossia sarebbe contraddittorio negare che da y non segua x.

L’uomo è un essere finito che percepisce nella sua vita solo pochi anelli della catena di cause ed effetti. Ha di conseguenza una conoscenza “inadeguata” del mondo, perchè non può cogliere tutte le premesse degli eventi e di conseguenza non può prevederne tutti gli effetti. Tuttavia egli può raggiungere una conoscenza adeguata, rendere la propria visione delle cose simile a quella che ha dio (o almeno a quella cosa che Spinoza chiama dio. Quello di Spinoza è il sistema ateo per eccellenza). Secondo certe interpretazioni (in cosa consista la conoscenza adeguata dell’uomo secondo il filosofo è ancora oggetto di discussione) colui che raggiunge una conoscenza adeguata è lo scienziato che, conoscendo le leggi che regolano gli elementi oltre che gli elementi stessi, conosce le cause degli avvenimenti fisici e può prevederne con ottima approssimazione gli effetti.

Il modello della fisica meccanicistica domina anche l’analisi della vita emotiva: dalla legge di inerzia è concepita la base dell’attività umana, lo sforzo (conatus) che tutti gli uomini compiono per preservare sè stessi. Emotivamente, questo sforzo è chiamato cupidità. Quando esso è agevolato dagli eventi, l’uomo proverà la letizia, se esso sarà ostacolato, si avrà la tristezza. Da questi tre affetti primitivi derivano i secondari, in primo luogo amore e odio, che altro non sono se non letizia e tristezza legate all’oggetto che provoca questi sentimenti. 
Gli affetti sono detti passioni (dal verbo patire) perchè gli uomini le subiscono, ovvero sono determinati ad agire da eventi che non dipendono da lui e che non comprende. Ma le passioni possono derivare anche da idee adeguate, quindi dalla ragione, che è universale. Questo è importante, perchè permette al filosofo di affermare che le passioni possono anche incrementare la nostra potenza nella ricerca del bene comune. La natura umana è invariabile, l’uomo non può impedirsi di desiderare di incrementare la propria potenza, e se possiede solo idee inadeguate questo desiderio è destinato a scontrarsi con quello degli altri, producendo odio e conflitti.Ma se invece l’uomo vive secondo affetti attivi, cioè indirizza la potenza delle proprie passioni verso ciò che sa essere veramente utile (grazie alle sue conoscenze adeguate), i suoi desideri possono armonizzarsi con quelli del prossimo, agirà rettamente.

Jared Diamond è un biologo e un fisiologo americano che ha poco a che fare con la filosofia del XVII secolo. Tuttavia uno degli scopi dei suoi libri è proprio di diffondere ciò che Spinoza definirebbe “conoscenze adeguate” in campo storico e antropologico. In modo in parte simile a Machiavelli, Diamond scrive per cambiare la concezione e lo studio della storia, che secondo lui non può limitarsi alla descrizione “di un maledetto evento dopo l’altro”. Spesso accusato di “determinismo geografico”, il suo libro Armi, acciaio e malattie analizza i motivi che hanno portato al dominio dell’Europa prima e poi in generale dell’Occidente sul resto del mondo. Vincitore del premio Pulitzer sulla saggistica, questo suo trattato è una lezione per i vari imbecilli che ancora oggi sostengono idiozie come la superiorità della razza e la funzione civilizzatrice del cristianesimo. Lo sviluppo tecnologico e culturale dell’Europa ha molto più a che fare con il bacino del Mediterraneo che non con il genoma dei bianchi, e allo stesso modo l’arretratezza (tecnologica. Quella culturale è opinabile ed è un discorso a parte) delle popolazioni precolombiane è dovuta all’impossibilità di Aztechi, Incas, Maya, Toltechi e tutti gli altri di condividere e apprendere conoscenze da altri continenti.
In sostanza, partendo dall’idea secondo cui la natura umana è invariabile e invariata, e che quindi ogni “razza” umana reagisce ugualmente davanti alle stesse sollecitazioni ambientali, Diamond delinea una genesi della civiltà basata esclusivamente sulla geografia. Un europeo del 1800 sbarcato in qualche isola della Polinesia avrebbe avuto modo di credere che i bianchi fossero intrinsecamente superiori a quegli indigeni, incapaci anche semplicemente di lavorare il ferro. La verità è che la più valorosa delle tribù germaniche, trapiantata su quell’isola, avrebbe realizzato e si sarebbe evoluta ben poco, dal momento che lì manca anche solo la pietra per costruire case.

Sempre assumendo come costante la natura umana, Diamond auspica la nascita di una scienza basata sulla storia, capace di analizzare le situazioni attuali e prevederne gli effetti basandosi sullo studio di come civiltà passate hanno risposto a sollecitazioni simili. L’impero romano e quello cinese antico sono caduti contemporaneamente, ignorandosi l’un l’altro. Gli Stati moderni hanno invece il privilegio di conoscere le cause di passate decadenze, e devono approfittarne per impedire la propria.

Assumere come corretto il determinismo nelle vicende umane significa realizzare una premessa a questo tipo di analisi, le cui conclusioni possono decisamente migliorare la gestione della società e la vita umana tutta.

Metafora del determinismo

postato il 23 lug 2010 in Cazzi e mazzi personali
da Vobby

Mentre uscivo da casa di Roberta per recarmi all’appuntamento con mf e altri, mi è successa questa cosa: dovendo prendere la metropolitana, e mancando solo 10 minuti all’ora dell’appuntamento, non avevo la certezza di essere puntuale, quindi mi son detto “odio queste situazioni in cui il caso decide per me”.

Tuttavia, ho pensato subito dopo, la mia impressione era falsa. Il caso non decide proprio niente, a me sembrava che la mia puntualità sarebbe stata decisa dal caso solo perchè non conosco gli orari in cui la metropolitana arriva alla fermata di medaglie d’oro. Era quindi un’impressione dettata dall’ignoranza: in realtà, data la posizione della metro mentre io scendevo da casa di mirb, le varie distanze, la mia e la sua velocità, era sicuro che io sarei arrivato puntuale. Già determinato, insomma.

Esistono principalmente due argomentazioni adottate dagli avversari del determinismo. Esse sono l’esistenza del libero arbitrio e il principio di indeterminazione di Heisenberg. Sono due argomentazioni fallaci.

1) Per quanto riguarda il libero arbitrio, per adottarlo come argomentazione bisogna innanzitutto definire il concetto di libertà. L’uomo è certamente libero di agire autonomamente, perfino con una pistola puntata alla tempia. Tuttavia le sue libere scelte saranno in ogni caso determinate dalla sua educazione, dal suo temperamento, dal suo umore. In fondo l’uomo è una grossa reazione chimica, è un oggetto senz’anima al pari di un sasso. Il fatto che provi sentimenti e tutto il resto non cambia la sua natura fisica. L’agire dell’uomo è necessario esattamente come il movimento della Terra attorno al Sole. L’uomo agisce liberamento o meno, MA comunque necessariamente. Siamo un insieme di ingranaggi che reagisce alle sollecitazioni esterne in base a come siamo fatti, punto.

2) Il principio di indeterminazione di Heisenberg dice che se io cerco di scoprire la posizione di un elettrone (o di una particella in generale) insieme alla sua velocità, la mia ricerca cambierà questi dati. In senso più generale, dice che l’analisi di una cosa può mutare la cosa stessa e quindi il risultato della ricerca . Non si può dissentire, ma questo non c’entra niente col determinismo, dato che esso sostiene la necessarietà degli eventi ma non la loro assoluta conoscibilità. Anzi, Heisenberg dimostra che se cerco di determinare insieme la velocità e la posizione di un elettrone, NECESSARIAMENTE non potrò essere certo del risultato :D (io non sapevo se avrei preso la metro al momento giusto o meno, ma era già certo che sarei arrivato puntuale).

Ancora a proposito dell’agire umano: ho sentito spesso affermare che esso è assolutamente non necessario, dal momento che esso spesso è istintuale e arazionale. Meglio ancora: l’istinto rende le azioni dell’uomo più che mai necessarie, dato che esso è comune a ogni individuo.

Ancora a proposito dell’agire umano 2: sostenere la veridicità del determinismo non ha a che fare con la quieta rinuncia alla libertà, come affermavano ad esempio gli idealisti, nè mi condanna all’apatia: la mia ignoranza del futuro, i miei desideri, i miei istinti esistono indipendentemente dalla mia convinzione che il determinismo sia un’idea molto molto giusta. Anzi, la mia convinzione influenza positivamente il mio agire: io mi stimo, so in che modo agisco e reagisco, quindi davanti a un problema so già che andrà, necessariamente, tutto per il meglio.

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